La storia dell’evoluzione della ludoteca e poi della scuola in ospedale è principalmente la storia di trasformazione pedagogica accompagnata ai cambiamenti culturali della società.
La Circolare Ministeriale del 31 Luglio 1936 prende in considerazione la funzione educativa della ludoteca negli ospedali soprattutto il fatto che i piccoli degenti non abbiano danni alla carriera scolastica e danni morali allo sviluppo armonico della personalità.
L’idea di dare vita ad attività educative in ospedale è nata da alcuni medici preoccupati per la situazione psicologica dei piccoli degenti. L’ospedale non deve perciò apparire un posto di separazione dalla famiglia né deve privare il bambino dei più bisogni elementare di gioco e vita sociale.
Nel 1936 viene organizzato il primo Convegno Nazionale sulla scuola in ospedale.
Solo tra il 1978 e il 1992 si comincia a parlare di qualità della vita, di energie psichiche e di voglia di vivere del bambino in ospedale.
Questa nuova visione fa si che tutti contatti esterni possono entrare in ospedale creando così un luogo grigio e traumatico per il bambino ma pieno di colore.
Nel 1998 con la circolare ministeriale n. 353 del 7 agosto viene riconosciuta l’importanza e la valenza della scuola all’interno dell’ospedale sostenendo essa da momenti sporadici ed episodici a una vera struttura scolastica ben organizzata.
Si chiede un insegnante che sia professionale e competente, che conosca le diverse metodologie di intervento educativo quanto più adattabile alle situazioni individuali di ogni bambino.
Durante il periodo della permanenza nella ludoteca dell’ospedale il bambino attraverso il gioco, attività principale nell’età 3 – 6 cioè periodo che comprende la permanenza presso la scuola dell’infanzia, si impegna in attività autogratificanti superando in questo modo la situazione di debolezza che generalmente lo rattrista durante la degenza. Ecco che così diventa protagonista di giochi che gli sono congeniali; è attraverso l’aspetto ludico che il bambino riacquista fiducia in se stesso, combatte la paura e le ansie legate alla sua malattia agevolando così un precoce ritorno a casa.
Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia nell’ospedale e soprattutto per il bambino diversamente abile dobbiamo far riferimento ad interventi adeguati all’esigenze del bambino ed attività e spazi uguali per tutti.
Il gioco oltre essere un’attività importante in questa fascia di età e in un contesto così particolare può diventare una vera e propria terapia. La socializzazione del bambino con handicap diventa un momento di inserimento ed integrazione importante per la sua crescita e scambio con gli altri bambini.
Si tratta quindi di vivere la diversità come momento di scambio e di arricchimento reciproco.
Occorre allora tener conto, oltre che delle preferenze individuali, della situazione di partenza del singolo bambino, che in alcuni casi può tradursi in deficit cognitivo, fisico, sensoriale, per dare strumenti adatti che superando l'ostacolo, permettano lo sviluppo della persona. Strumenti che rispondano ad uno dei bisogni fondamentali dell'infanzia, quello di giocare. E se in casi di gravità, i problemi sono tali per cui non riesce a manifestarsi in maniera palese, non significa che il desiderio di giocare non esista e non possa essere incentivato: risulta di estrema importanza in questo senso dare giocattoli adattati, giocattoli pensati per bambini con handicap, che possono essere gli stessi usati dai bambini normodotati, se le caratteristiche strutturali li rendono idonei; oppure possono richiedere certi accorgimenti, che li rendano accessibili anche al bambino disabile.
La scuola come agenzia educativa deve aiutare il bambino con handicap soprattutto nella fascia di età 3-6, a non sentirsi rifiutato o “diverso” specialmente in ospedale dove vive un momento difficile e traumatico.
Importante perciò che il progetto (profilo dinamico funzionale) portato avanti dal bambino dalla scuola di provenienza possa essere attuato anche in ospedale per permettere che le finalità – identità, autonomia, competenza – possano essere raggiunte.
Il bambino perciò viene seguito sia nell’aspetto medico sia nell’aspetto educativo dove non vengono dimenticati gli obiettivi che devono raggiungere i bambini di questa fascia d’età e come gli ordinamenti della scuola dell’infanzia evidenziano.
In ospedale è molto importante il gioco come gioco in tutte le sue espressioni, gioco come finzione, di immaginazione.
Il bambino con handicap deve potersi sentire a proprio agio avendo giochi fatti “per lui” cioè giocattoli modificati rispetto quelli usati dai bambini normodotati ma che entrambi possano usare.
La scuola in ospedale garantisce e offre tutti i servizi e finalità della scuola che si trova all’esterno.
Esiste una maggiore collaborazione tra le due agenzie educative per permettere che il bambino, dopo l’uscita dall’ospedale, possa riprendere la sua vita normale.
Per i bambini con handicap il lavoro deve essere costante e supervisionato, fondamentale garantire un sostegno psicologico alla famiglia per superare l’ospedalizzazione, il periodo di cura e la dimissione del bambino soprattutto con handicap.
In ricordo della Dott.ssa Alessia Iorio
Università degli Studi Roma Tre – Facoltà di Scienze della Formazione – Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione
A.A. 2003 – 2004
“La funzione educativa della ludoteca negli ospedali”
www.tesionline.it/default/tesi.asp?idt=12266
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Bibliografia:
1. Bregani, P., Damascelli, A.R., Velicogna, V., Il gioco in ospedale,Emme ed., Milano 1987.
2. Canevaro, A., La riduzione dell’handicap, Mondadori, Milano 1999.
3. Filippazzi, G., Un ospedale a misura di bambino, Franco Angeli, Milano 1997.
4. Canevaro, A. e Chieregatti, A., La relazione di aiuto, Carocci, Roma 1999.
5. Capurso,M., Gioco e studio in ospedale( creare e gestire un servizio ludico-educativo in un reparto pediatrico) Erikson, Trento 2001. |
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"Educazione e grafismo" in: Integrazione Tre Sei
"Gli alunni portatori di handicap nella scuola dell’infanzia: strategie d’integrazione e organizzazione" in: Integrazione Tre Sei
"Gli alunni portatori di handicap: finalità e problemi educativi ed organizzativi relativi alla loro integrazione scolastica, sociale e lavorativa" Tesi di Laurea in Scienze dell'Educazione - Università di Roma Tre, A.A. 2002/2003. Consulta su www.tesionline.it |
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