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Strumenti per l'osservazione e la verifica

Osservare e valutare le competenze in possesso di un alunno con accuratezza e sitematicità è indispensabile all'insegnante di sostegno per lo svolgimento del proprio lavoro, in qualsiasi ordine e grado di scuola. Se non lo facesse, infatti, l'insegnante lavorerebbe "alla cieca" basando i propri interventi su obiettivi fissati a priori senza calibrarli sulle caratteristiche individuali. Rischierebbe di sottostimare o di sovrastimare le potenzialità del bambino, di esporlo inutilmente a situazioni frustranti e ciò avrebbe una ricaduta negativa sulla motivazione all'apprendimento e sulle relazioni.

Ci sono diversi modi per raccogliere informazioni utili sul livello di sviluppo raggiunto e sulle potenzialità di un bambino nella scuola dell'infanzia e non esiste una ricetta "migliore": ciascun insegnante effettua le proprie scelte in base a una pluralità di fattori individuali e contestuali, ma l'importante è avere alla fine un quadro obiettivo e confrontabile con i risultati delle successive osservazioni. Questa premessa è doverosa in quanto non tutti gli insegnanti amano utilizzare strumenti di "misura" che permettano di acquisire dati quantitativi sul livello di sviluppo, preferendo invece forme più descrittive che si adattino al singolo caso permettendo di elencarne nel dettaglio le potenzialità e le difficoltà. Il pericolo maggiore di queste forme di valutazione è ovviamente la scarsa confrontabilità nel tempo dei dati raccolti, soprattutto nel caso in cui si susseguano insegnanti diversi nel corso degli anni scolastici; si rischia inoltre di lasciare troppo spazio a giudizi (o pre-giudizi) soggettivi, che in quanto tali possono anche essere non accettati dalle famiglie o dai colleghi. Questo può capitare non soltanto nel caso di profili compilati in forma discorsiva, ma anche utilizzando delle checklist mal costruite, con item enunciati in forma poco chiara o con scale di attribuzione dei punteggi inadeguate. Un classico esempio sono le checklisti cui item descrivono le abilità in maniera troppo generica (ad es. "Sa vestirsi da solo") o includono la valutazione di due o più abilità che sarebbe meglio mantenere distinte ("discrimina e denomina i colori") o che prevedono una scala di attribuzione dei punteggi che non permette di rilevare le fasi intermedie che costituiscono degli importanti progressi verso l'acquisizione di un'abilità (ad es. "Sì/No/In parte").

Una buona abitudine è invece quella di utilizzare strumenti con descrizioni chiare e univoche di azioni osservabili e riconducibili ai processi cognitivi. Le scale di misurazione dovrebbero essere quantitative, dovrebbero cioè utilizzare unità di misura costanti che permettano di confrontare i punteggi attribuiti in diversi momenti di osservazione (ad es. una scala di punteggi da 1 a 5). Per l'attribuzione dei punteggi è buona regola avvalersi anche di prove che vanno somministrate ogni volta con le stesse modalità. Le checklist quindi sono uno strumento valido, a patto che rispondano alle caratteristiche sopra elencate. Le checklist basate sull'ICF sono un ottimo esempio.

Quando possibile, tuttavia, sarebbe davvero molto utile adottare strumenti di osservazione standardizzati, che rispondano a requisiti di attendibilità e validità.

Senza voler stare qui a trattare in maniera approfondita concetti complessi la cui descrizione si può facilmente trovare in un qualunque manuale di psicometria, ci limitiamo a ricordare che l'attendibilità si riferisce alla precisione di uno strumento, ovvero alla probabilità che il risultato della misurazione rifletta l'errore casuale di misurazione; la validità invece si riferisce alla capacità dello strumento di cogliere effettivamente la caratteristica che intendiamo valutare. Sono requisiti che non possiamo verificare da soli ma che sono il risultato di una lunga e rigorosa procedura di validazione, che include la sommistrazione delle prove ad un campione ampio e rappresentativo della popolazione e ad una serie di verifiche statistiche e di confronti con strumenti di misurazion già in uso per valutare il medesimo costrutto. L 'insieme di queste procedure ci garantisce con un buon grado di probabilità che quello strumento, utilizzato nelle modalità previste, permetta di rilevare correttamente in un individuo specifiche caratteristiche e di confrontarle con i valori normativi della popolazione di riferimento, stabilendo se il punteggio ottenuto rientra "nella norma" rispetto all'età cronologica oppure al di sopra o al di sotto di determinati limiti.

Gli strumenti di questo tipo prendono il nome di test o prove standardizzate e molti di questi non sono affatto appannaggio degli psicologi o di altre figure appartenenti alle professioni sanitarie. Possono infatti essere utilizzati dagli insegnanti di sostegno, dopo aver studiato scrupolosamente il manuale e predisposto con cura il setting e il materiale. Molti di questi test sono commercializzati in Italia da note case editrici del settore, hanno costi variabili e sempre più spesso sono corredati da software che permettono una rapida elaborazione dei punteggi. Essi permettono di ottenere una valutazione globale del bambino in diverse aree di sviluppo oppure di esaminare specifiche aree, come l'attenzione, la memoria, le abilità fonologiche, la motricità etc.

L'utilizzo dei test è certamente più impegnativo rispetto ad una valutazione basata su "agili" e "snelle" checklist: richiede tempo per studiare il manuale, esercitarsi nella somministrazione, stabilire una relazione collaborativa con l'alunno, ritagliare momenti all'interno della giornata scolastica per eseguirli e infine elaborare i dati. Ha però il grande vantaggio di ottenere dati accurati, comprensibili da parte di qualunque professionista o collega che conosca il test e difficilmente criticabili dal punto di vista dell'interpretazione dei punteggi. Bisogna naturalmente tener conto del fatto che non sempre è possibile trovare strumenti che si adattino alle caratteristiche del bambino, al suo grado di comprensione delle consegne, ai suoi livelli di attenzione. Alcuni bambini sono scarsamente collaborativi per cui potrebbero rifiutarsi di eseguire le prove. Nei casi di deficit sensoriali inoltre l'impiego di alcuni test può risultare impossibile. Per questi motivi la scelta è demandata all'insegnante di sostegno che, esaminati tutti gli elementi, si lascerà infine guidare dal buonsenso.

Vediamo ora alcuni test che possono essere utilizzati con i bambini della fascia di età tre-sei anni.

Il LAP, Learning Accomplishment Profile (Sanford e Zelman 1987) può sembrare datato ma è giunto alla sua terza edizione e rappresenta ancora uno fra i più completi strumenti per delineare il profilo di sviluppo del bambino fra i 36 e i 72 mesi. Con delle prove molto chiare e semplici permette di visualizzare chiaramente, attraverso un grafico con caselle da colorare a cura dell'insegnante, l'età di sviluppo "basale" e l'età di sviluppo "massima" (o potenziale) in sette aree: abilità grosso-motorie e fino-motorie, prescrittura, abilità cognitive, linguaggio, autonomia personale e abilità interpersonali. Sullo stesso foglio è inoltre possibile visualizzare a colpo d'occhio la differenza tra due sommistrazioni in due momenti diversi (ad esempio all'inizio e alla fine del quadrimestre). Si adatta anche all'osservazione di bambini normodotati. Non è adatto a bambini che abbiano un ritardo grave o una scarsa comprensione delle consegne.

Il test BAB - Behavior Assessment Battery (Kiernan e Jones, 1994) è invece adatto a bambini con ritardo grave. Alcuni dati devono essere raccolti tramite intervista ai genitori, mentre altri derivano dall'osservazione diretta dei comportamenti. Permette di esplorare dodici aree: esplorazione visiva, attenzione visiva al movimento, abilità visuo-motorie, percezione uditiva, controllo della postura, gioco esplorativo, gioco costruttivo, strategie di ricerca, problem solving percettivo, comunicazione, abilità di autonomia e abilità sociali. Purtroppo il test, edito in Italia dalla Erickson, è attualmente fuori catalogo.

Per bambini con disturbi lievi dell'apprendimento di 4 e 5 anni e per la valutazione di alunni, anticipatari e non, in procinto di fare il loro ingresso alla scuola primaria si può utilizzare il test SR School Readiness 4-5 (Zanetti e Miazza 2002). Indaga sulle abilità fonologiche, linguistiche, logico-matematiche e di simbolizzazione e sullo sviluppo psicomotorio. Corredato da schede e tabelle di conversione dei punteggi grezzi in punteggi standardizzati. Con analoghe finalità è il più costoso test PCB - Processi Cognitivi di Base (Meazzini, 2005) che consente tramite le sue 32 prove di valutare nei bambini che affrontano i passaggio alla scuola primaria il livello di padronanza nelle abilità percettive, logico-concettuali, mnestiche, linguistiche e pre-curriculari.

Per la valutazione dei bambini con disabilità visiva suggerisco Lo sviluppo nei bambini non vedenti (Brambring 2004), che permette di valutare tramite apposite griglie di osservazione, a partire dal secondo anno di vita, le seguenti aree: motricità relativa a posture ed equilibrio; attività spontanee; orientamento e mobilità, abilità manuali, abilità della vita quotidiana, sviluppo cognitivo, sviluppo del linguaggio, sviluppo socio emotivo.

Per l'identificazione precoce delle difficoltà di lettura e scrittura esistono diversi strumenti, tuttavia il più completo è il PRCR2 (Cornoldi et al., Ediz.2009) che valuta appunto i prerequisiti dell'apprendimento della lettoscrittura. Si tratta di una batteria di prove definite "criteriali" perché consentono di confrontare i punteggi ottenuti con quelli attesi secondo l'età anagrafica. Includono una prova di memoria visuo-spaziale (semicerchi), riconoscimento di lettere, denominazione di oggetti, oggetti seminascosti e oggetti puntati, ricerca di due lettere, ricerca di sequenza di lettere, ripetizione di parole senza senso, analisi e segmentazione fonetica, span di vocali, span di sillabe, fusione di sillabe e fusione fonemica, ricerca di lettera scritta in modi diversi, lettura di parole e non parole, ricerca di parole.

Per la valutazione dello sviluppo delle abilità grosso-motorie c'è il test TGM (Ulrich, 2003) che con una serie di semplici prove valuta questo importante aspetto in bambini dai 3 ai 10 anni.

Il test TVL - Valutazione del linguaggio (Cianchetti e Sannio 2003) valuta le diverse componenti dello sviluppo del linguaggio (fonologica, morfo-sintattica, costruzione della frase e del periodo) in bambini dai due anni e mezzo ai 6 anni. Le prove comprendono comprensione lessicale; ripetizione di frasi di lunghezza crescente; denominazione; correttezza fonologica; correttezza morfo-sintattica; costruzione della frase; costruzione del periodo; lunghezza media dell'enunciato; stile di esposizione.

Per chi segue bambini con problemi di attenzione e iperattività è utile la Batteria Italiana per l'ADHD (BIA) di Marzocchi, Re e Cornoldi (2010). Si tratta in realtà di una raccolta di sette test ed alcuni questionari già in uso nella pratica clinica e che si sono rivelati particolarmente efficaci nel rilevare gli aspetti problematici più importanti legati in modo specifico all'ADHD. La batteria quindi include:
- Questionari per la valutazione del comportamento del bambino nei suoi due principali contesti di vita (casa e scuola), alcuni specifi ci per l’ADHD (SDAI, SDAG e SDAB) e altri più generali per la valutazione di eventuali comorbilità(Questionario COM);
- Test per la valutazione dell’attenzione sostenuta sia visiva (CP) che uditiva(TAU);
- Test per la valutazione del comportamento impulsivo (MF);
- Test per la valutazione dei processi di controllo nelle sue diverse sfumature: Test delle Ranette (inibizione motoria), Test di Stroop (inibizione risposta prepotente), Completamento Alternativo di Frasi (CAF);
- Test di Memoria Strategica Verbale (TMSV) per la valutazione delle strategie di memoria.
Naturalmente si può scegliere di utilizzare solo alcuni di questi strumenti, secondo le necessità.

Anche la BVN 5-11 (Bisiacchi et al., 2005) è una batteria di test, ma è utilizzata per la valutazione neuropsicologica delle principali funzioni cognitive (linguaggio, percezione visiva, memoria, prassie, attenzione, funzioni esecutive superiori, lettura, scrittura e calcolo) in bambini dai 5 agli 11 anni. Richiede tempi lunghi e un addestramento abbastanza complesso per l'esaminatore e forse la sua somministrazione in forma completa è più indicata per una valutazione di primo livello in ambito clinico, ma alcune prove possono essere utilizzate anche a scuola.

Lara Polsoni

Ultimo aggiornamento: 7/11/2015